Di Corrado Costa 1985

Si può rinunciare al senso di onnipotenza? Si direbbe di no – dopo una lunga e riflessione sulle superfici dipinte.Il quadro sublima il senso di onnipotenza del pittore. Si potrebbe dire che offre gioia. E la gioia è un momento di sovreccitazione, un più su della vita. Il pittore dunque è onnipotente quando, con il quadro, mi sposta un più su del quotidiano. Ma, in verità, il quadro continuamente ci offre calcolo, sperimentazione nei casi migliori, costruzione, cifra da decifrare. Isabella Tirelli tenta da un'altra parte.
Libera, come nella pittura infantile, i colori e i colori riportano ad una immagine. L’immagine ovviamente non è chiara: perché il tempo dei colori (il presente) non è il tempo della figura ( più in là, dove?nel passato o nel futuro). L’abolizione del calcolo e della struttura riporta a una rottura con il tempo della figura, forzatamente storico, verso un tempo del colore che è immediatamente astorico, ancestrale, mitico.
Si può pensare a una immagine che nasce non pensata? Non si può pensare ma la si può ottenere; stando all’interno, dentro la propria esperienza.
Chiudendo gli occhi siamo vicini ai colori. E la chiusura degli occhi fa vedere bagliori, colpi di luce, fantasmi, foreste sommerse, altre cose oltre l’occhio.
Nell’antica Grecia l’occhio dell’artista era cieco”perché – come è scritto negli Inni Orfici – noi non vediamo con gli occhi, ma con lo splendore”.

Corrado Costa (Mulino di Bazzano 1929, Reggio Emilia 1991)
poeta , autore di testi teatrali e critico d’arte, fece parte del gruppo ’63 .
Ha lavorato e pubblicato in Italia in Francia e negli Stati Uniti. Amico e collaboratore di poeti come Emilio Villa, Adriano Spatola, Giulia Niccolai, Nanni Balestrini , Paul Vangelisti e di pittori , con Isabella Tirelli realizza due libri d’artista (Il Fiume e L’arciere) e uno spettacolo teatrale (Statebradi) in tournee fino al Beaubourg di Parigi (1986).

fulvio abbate

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